Una Trilogia di M(etro).

Di anni ne sono passati quanti? Sei? Dieci? Molti, comunque.
E per di più si parla di Garfagnana. Ma allora cosa c’entra la Trilogia di M. con Milanese?

Una Trilogia di M. è la cosa che ho scritto che ha vinto più premi, che è stata più rappresentata, che presumibilmente è stata più letta.
Ed è nata a Milano, la Trilogia, tanto che per un po’ mi sono raccontato che quella stesse appunto per Milano. Prima che Colaprico prendesse l’idea e la trasformasse in un romanzo famoso, almeno. Comunque, parla di metro, la Trilogia.

mm1_banchina_1964_1

 

Banchina della rossa, un giorno di agosto. Di quei giorni con orario festivo e attese da romanzo russo.

Una ragazza in calze a rete sfilacciate, giubbotto di pelle, fascia sgargiante in testa.
E vestitino, e anfibi, e trucco.
Giovane giovanissima adolescente. Bella ma nel senso del termine che si riferisce all’adolescenza.
Aspetta, come d’altronde aspetto io, che i minuti di attesa si consumino nell’aria appiccicosa. Non sta seduta, vittima com’è dell’impazienza, ma gira su se stessa, improvvisa passi di danza.

Alza il polpaccio. Piega il ginocchio. Fa girare la gonnellina.

A un certo punto si ferma. Guarda avanti, ovvero verso i binari, e urla.
“Metro, metro dove seeeeei?”.

Così comincia Marty, dove sei, cioè comincia la Trilogia.
Cioè dalla voglia di raccontare una storia milanese non proprio normale, forse neppure proprio interessante, di certo non molto moderna.

La stessa cosa, la stessa cosa mi succede quando scrivo qui.

Visto? L’inizio e la coda si toccano, e riguardano Milano. Ma la Milano mia, che ha una faccia da ragazzina dietro al nero e al rosso del trucco.

La Trilogia di M. sono tre testi che iniziano, appunto, per m. Nessun mistero.
Le storie che racconto io, in generale, sono storie di attesa. Di scarti. Dal bordo del binario.