Le ragioni del machete.

Da Benedetta N.

Succede che quando vado da nonna che prendo il treno da sola, signorina.

 

StaziVillapizzPrima passo da Annalisa, che abita vicino alla stazione di Villapizzone. Guardiamo la tele, wazzappiamo con Giorgia e Nenni e Kati, ci fotografiamo coi rossetti viola e rosa e blu fin dopo cena. Sono compagne, Giorgia Nenni e Kati. Kati ha un anno di più: sedici. L’hanno bocciata perché non sa scrivere in italiano. Lei è ucraina, di famiglia. Deve vedere com’è chiara di pelle. Mi piace fare tardi così. Non facciamo niente di male ma ci sembra di.

Tanto la nonna non mi aspetta alzata. Mica come mio padre.
Nonna non mi tratta più da bambina.

Da lei posso guardare alla TV  le cose che guardano tutti. Lei dice solo
– Non dire a tuo padre che fai così, sennò non ti manda qui più, ché poi dice che non dormi!

Quindi finge di essere stanca per farsi coccolare un po’, come fosse un gatto.
Quando inizia a raccontarmi di come faceva il nonno a farle capire che la voleva sposare,
io ascolto ma intanto rialzo il volume della TV. Tra spari, gomme che fischiano, urla, la nonna si mette il cuore in pace e lascia perdere.

Annalisa mi ha detto che in seconda serata del giovedì c’è la nuova puntata su FoxCrime. Domani ne parleranno tutte. Anche io. Fanculo la censura di papà. Come se quelle fossero cose reali, poi. Come se succedessero davvero. Come si fa a non dormire per delle cose finte?

Alla stazione c’è sempre qualcuno. Per questo sono tranquilla. Annalisa resta a casa sua. Perché dovrebbe venire da mia nonna? Lei la tele la può guardare pure a casa sua.
Certo che la mamma e la nonna me lo hanno detto: “stai attenta quando sei da sola e c’è buio”. Ma c’è gente. Se ci sono altre persone sono tranquilla. Anche a quest’ora, di giovedì, c’è gente.
Poca, ma c’è.
Eppoi c’è il controllore. O capotreno. Il tizio in divisa, insomma.
Che mestiere megasfigo. Guardalo come chiede i biglietti. Come rompe. Roba da dirgli che non cell’ho, e farmelo cercare addosso, se ha coraggio. Voglio vedere se lo trova, in fondo allo zainetto.
Pure quel ragazzo deve averlo nello zaino.
Più grande di me. 18 anni. 19. Ce ne sono di più grandi davanti alla scuola a prendere Annalisa, con la moto. La moto dev’essere bella. Da andarci, dico.
Annalisa ha la quarta di seno. Certe cose ti succedono se hai la quarta, non se sei piatta. Dipende dall’effetto che fai sui maschi quando ci stai seduta dietro. Stretta. Piatta non è la stessa cosa.
Il Ragazzo-che-avrà-18anni alza la voce. Megasfigo anche lui. Ubriaco. Cosa c’è da ridere a bere, io non lo so. Ovvio che bevo ma non mi piace. Brucia. Ha un sapore di disinfettante. Puzza il fiato dopo e quando baci uno che.

Uhm.

Questo magari non lo scrive, giusto?

Comunque. Bevuto lui e bevuti quelli con lui, comunque. Lo vedi da come si piegano per parlare, prima che dalla voce. Che poi urlano. Non sento quasi la musica dalla cuffie, e sarò a dieci metri. Il controllore sta alzando la voce anche lui. Non parla con quello con lo zaino. Neppure lo guarda. E quello ora tira fuori i biglietti. No.
Non i biglietti.
Una bottiglia?
Neppure. È un film.

MacheteCi mette un sacco a uscire il sangue. Nei film non è così, quindi penso semplicemente che sia finto. Uno dei due, intendo. Il film o quello lì, adesso. Vedo -e lo vedo bene- il taglio nel braccio. Lo sbrego, proprio. Il morso nella carne aperta come al macello. Come una bocca. Come la vagina. E poi plop. Pure attraverso le cuffie, plop. Si sente, il plop. Una manata di sangue caduta per terra. Più scuro che in televisione.

 

No, poi basta. Non l’ho visto. Ma l’ho letto. Lo sapevo che mi avreste interrogata, ma io ho visto solo quello. Sono una testimone. Si può mettere per iscritto? Una testimone. Lo posso dire, giusto? Il pugno all’altro macchinista, l’ho letto. Poi la fuga. Ci sarà stata una fuga. Nei film c’è sempre. Per non pagare il biglietto, ho letto. Ma non era per i soldi. Questo ve lo posso dire io. Non c’entra niente i soldi. Era per avere ragione. Tutto quell’urlare e sputare e pestare. Per aver ragione a non pagare il biglietto. Per poterlo fare. È la ragione del machete, quella lì. Chi ce l’ha può fare cose che gli altri non possono. Chi ce l’ha deve poter fare cose che altri non possono. Altrimenti che senso avrebbe doverselo portare nello zaino? Altrimenti come si fa a non essere solo poveri e ubriachi e bocciati chi sa quante volte come Kati? Che senso ha essere indietro, senza la ragione del machete?
Nei film qualcuno ce l’ha sempre, quella ragione lì. O ha quella della pistola. Del mitra. Del missile. Ma è lo stesso. È la stessa ragione. La ragione che si deve avere a Milano.


Poi correvo. Da Annalisa. Fuori. Penso perché non mi sembrava vero. Non era come nei film, ecco. Ha ragione, i film non sono veri. E infatti non mi fanno paura. Questo? Non lo so.
No, non lo so se mi fa paura. C’era gente, comunque.  E urla. E rumore di macchine. Piangevo? Sentivo che avevo tutto il muco sulle labbra. Fa un po’ schifo, vero? Ma ce l’avevo. Avevo il muco sulla lingua come quando ero piccola.

Scusate. Pronto? Nonna? Nonna, sì… Certo che…
No, non sto piangendo.
Ma devo soffiarmi il naso, quindi aspetta, per favore.

 

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Milano, 11 giugno 2015
Un gruppo di ragazzi sudamericani avrebbe assalito con un machete il capotreno che gli chiedeva il biglietto. I ragazzi sono scappati. Il capotreno è stato ricoverato d’urgenza insieme a un collega che sarebbe intervenuto per difenderlo. Rischia di perdere il braccio.