Grexit in piazza Cordusio

Uno pensa che serva andare in Grecia per spaccare il bancomat.
Mica vero: si rompono anche qui.

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Ora, il punto è questo, amici pro o contro Grexit. Ho letto che alcune persone sicuramente in gamba, su questa tragedia che Eschilo se la sarebbe sognata,sostengono che i soldi non c’entrano. Che è solo un problema di potere, di politica, di volontà.

Mi puzza che chi lo dice ragioni su quel genere di cifre che nessuno o quasi, tra quelli che le sentono alla TV o le leggono su FB, capisce davvero.
È come quando nominano Falluja, o Kobane, o persino quando parlando della Sicurezza Globale. Uno ascolta, intercetta, magari capisce anche. Ma tutto si ferma lì. Nomi. Suoni. Numeri. Dove sono? Cosa sono? Quanto mi riguardano?
Sono cose che stanno alla mia quotidianità come il il sogno di fare l’astronauta e di pilotare robot giapponesi… C’era. Ok, forse c’è ancora. Ma non saprei proprio come collocarlo nella mia vita, al di fuori di una chiacchiera etilica tra amici. Ecco, per qualcuno -un po’ più colto di me- parlar di Grexit ha quel valore lì: la chiacchierata tra compari.

Una cosa concreta, invece, è che la gente va allo sportello per prelevare denaro per far la spesa e, per la frustrazione di non poterlo fare, accartoccia il bancomat.
Una cosa concreta è quando leggi su uno schermo inondato dal sole estivo che non hai credito sufficiente.
Una cosa concreta è quando chiedi di pagare con la carte e ti dicono che ovviamente on si può fare, e tu in tasca hai meno della metà dell’ultimo numero sullo scontrino.

Ecco, la crisi greca è fatta di storielle così. Anche di numeroni, di dichiarazioni, di giochi di potere, penso. Ma soprattutto di cose così. Ed è così che si dovrebbe parlarne, per farla capire alla gente.

Io, per me, l’ho capito in piazza Cordusio, fermata omonima della metro rossa. C’è una bella banca. Ce ne sono anche altre, a dire il vero, ma questa in particolare aveva davanti un signore. Vestito dignitosamente, sia chiaro. Camicia a righe, fuori dai pantaloni. Questo signore tira fuori il bancomat dallo sportello. Lo rimette. Lo ritira fuori. Si preoccupa un po’, si agita, conta sulle dita come se stesso facendo mente locale. Entra nella banca.
Io, che bighellonavo in zona, mi fermo su una scomodissima panchina e continuo a guardare quello che succede. Non devo aspettare molto. Il tempo di prendere due appunti su quello che state leggendo ora, amici pro e contro Grexit.

Il signore con la camice a righe esce di fretta, incastrandosi mezzo nelle porte scorrevoli.
È al cellulare con la faccia rossa. Lo vedo persino dai venti-trenta metri a cui sono io. Agita la mano libera. Parla, si capisce, di debiti, di conti inevasi, di numeri. Numeri comprensibili, però: alcune centinaia, forse un paio di migliaia di euro. Uno stipendio. Lo stipendio di una persona dignitosa, rimasto chiuso chissà dove, lontano dal suo conto e quindi, dal suo bancomat.

Getta qualcosa nel cestino della spazzatura. Scende nella metro, con la testa incassata nelle spalle, aspettandosi che le bastonate non siano ancora finite.
Attraverso, scavalco una catenella, guardo nel cestino.
Un bancomat. Quello della foto.

Buona settimana, Europa. Buona settimana, amici pro e contro Grexit.

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30 Giugno 2015 – Scade l’ennesima tranche del piano di rientro del governo Greco, che però non ha i soldi per rispettare gli impegni presi. E neppure quelli per pagare gli stipendi, le pensioni, il servizio sanitario.
I cittadini assaltano le banche, aspettandosi il peggio.
Per qualcuno il peggio è già successo.