Vittorie in Camerini

C’era una volta (almeno) un Camerini letterato. E Milano ricorda.

Camerini

Io noto il nome della via -traversa di Teodosio – oggi per la prima volta, ed esclusivamente per una persona. Mi gira l’angolo, uscendo appunto da via Camerini. Cammina svelta e svolta a sinistra, ovvero si allontana da me. Quasi subito però ci ripensa. Si ferma e si guarda attorno, un po’ spaesata. Nonostante i bar, l’ora è presta e in giro non c’è quasi nessuno. In effetti, siamo solo io e lei. Per vedermi però lei ci mette buoni 180 gradi, visto che mi dava le spalle. Gira su sé stessa e vedo le labbra con poco trucco strette nella preoccupazione. Ha i capelli gonfi, un foulard da mercato, un po’ di preoccupazione. Mi vede, mentre io dissimulo la curiosità fingendo di guardar semplicemente avanti.

Mi vede e sorride. Ride, anzi. Le brillano gli occhi dietro le lenti fumé. Ma solo un istante. Il tempo che ci si incrocino gli sguardi, i miei sulla via dell’incrocio con piazza Sire Raul, i suoi verso il marciapiede. Un po’ in imbarazzo, abbassa gli occhi e cammina svelta nella mia direzione, ma non proprio verso di me. Non riesce comunque a trattenere un ustolìo di soddisfazione, e passandomi a fianco serra il pugno come quando si vince qualcosa. Non mi guarda. Mi sfiora la spalla con la spalla. Odora di dolce.

Camerini Eugenio lo conosce bene la Treccani. Era un letterato importante, che ha tra l’altro scritto importanti commentari su Dante e la Commedia. Se chiedi a Google chi sia Camerini, però, lui risponde Alberto.

CAMERINI 2013Quello di Rock’n’roll robot. Con una eccellente miopia generazionale, di lui io conosco praticamente solo quella canzone. Ci chiudevano le serate al Raimbow, alla fine dei Novanta, quindi per me ha un valore personale. Ma Alberto ne ha fatte davvero di ogni, prima e dopo quella canzone lì. Era brasiliano, intanto, ma si è trasferito giovanissimo in Italia. Ha lavorato un po’ con tutti i grandi nomi della musica tra i Settanta e gli Ottanta. Continua a fare album di un certo interesse musicale e letterario. Soprattutto, ha studiato qualche centinaio di metri da qui, in via Ampere, a Quelli di Grock. Recitazione. Mica per niente lo chiamavano Arlecchino.

Ora, io non lo so perché la ragazza di via Camerini abbia celebrato felice il fatto che ci fossi io e proprio io in via Teodosio. Non so neppure se il festeggiamento riguardasse davvero me o una delle migliaia di idee che certamente attraversano la sua mente a prescindere dalle persone che ha attorno. Però quel gioco, che a volte faccio quando viaggio da solo, quello per cui Se il prossimo che incontro ha i capelli biondi sarà una buona giornata, oppure Se sale una ragazza sul pullman mi accettano il preventivo, o ancora Se incrocio sulle scale una figa in tacchi alti faccio la strada a piedi, ecco, questo giochino qui mi fa pensare che forse, quella via, dovrebbero dedicarla ad Alberto, con buona pace di Eugenio Camerini.

Non saperebbe più giusto, forse, ma più appropriato sì.