4 ragioni + 1 per correre lungo la Martesana

Non sarò un podista di professione ma ho comprato le Mizuno. Questo qualcosa conterà.

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Corro al mattino presto lungo la Martesana. Nel tratto provinciale, prima di Gorla.

Correre appena alzati è, sinceramente, una pazzesca rottura di coglioni. Anche per uno che vuole fortemente far sport, che sente proprio il bisogno di ossigenare i polmoni, che ha l’urgenza di bruciare i grassi in eccesso, anticipare la sveglia di un’ora solo per infilarsi le scarpe e uscire è una prova di volontà che ha dell’epico. Dovete pensare che l’intestino non ha abitudine né piacere a cominciare la giornata sballottato su e giù. E che il freddo del mattino è freddo davvero. E che ancora passare dalle coperte al pantaloncino di acrilico è un azzardo mica da ridere per i muscoli. Quindi conati di vomito, naso che cola e strappi sono tutti compagni di levata piuttosto persistenti e sgradevoli. Chi si incontra la mattina all’alba a sbuffare e sudare battendo i piedi sull’asfalto ha delle motivazioni speciali, che esulano da quelle recitate a memoria con ragazze e colleghi, vedi Mipiacevederel’alba o Almattinomischiarisceleidee.

Una è la fuga. Conosco questo mio suppergiù coetaneo che al mattino smerda la figlioletta. Se riesce a uscire senza svegliarla, la compagna gli leva il peso dallo stomaco, anzi, dal fasciatoio. E si prende pure i di lei complimenti, visto che sta “pensando alla sua salute”.

Un’altra è l’imbarazzo. Nell’immaginario collettivo dei corridori la loro specie è composta da divinità elleniche. Muscoli gonfi e glabri, pance tirate, falcate perfette. La verità è mediamente più prosaica: peli bagnati che si possono contare sotto la maglia sudata, pancetta che spunta da sopra le gambette, passo da anziano in ciabatte. Il senso dell’osceno, unito all’ideale a cui tendere, porta un pudore tanto intenso da farti alzare prima della sveglia.

La terza ragione più comune è l’impegno civico-animalista. Se hai un cane, quello caga. E se caga, o ti sporca il tappeto o lo porti fuori. Uscire con la scusa del cane è un modo per unire il dovere (la cura dell’animale) al “piacere” di tenersi in forma. Inoltre, il fatto di tenersi leggeri per correre e la consapevolezza che pochi si arrischiano a uscire così presto permette di passare impuniti dal più vile dei crimini: lasciare le marmellate marroni laddove vengono prodotte, senza raccoglierle né tantomeno buttarle. Lo sanno tutti che i padroni amano le loro bestie ma disprezzano le correlate deiezioni, quindi correndo all’alba si puliscono la coscienza per la mancata pulizia delle strade. Maledetti.

La quarta ragione ha a che fare con il tabù e il desiderio. Io la vivo da uomo, ma sono abbastanza sicuro che sia unisex e omnigender. Mi riferisco all’eterna, indelebile speranza che, nell’intimità dell’alba, si incontri una figa pazzesca con cui attaccar discorso. Non c’è nessuno se non lei. Siamo sulla stessa strada. Stiamo sudando più o meno per la stessa, segreta ma condivisa ragione. Lei probabilmente, essendo troppo giovane per avere un figlio, troppo figa per avere imbarazzi, sprovvista di cane, evidentemente è sola come me. Curiosa come me. Se capitasse anche una sola volta di dirsi Ehicibeviamoqualcosastasera ogni seicento uscite, ne sarebbe comunque valsa la pena, checcacchio.

Infine c’è la mia ragione. La mia ragione principale, cioè. Il sonno. Il fatto è che il mio cervello non si sveglia insieme alle mie gambe. Resta nel letto, o nella coltre del sonno, almeno per una buona mezzora, dopo che sono uscito per strada. Ora, correre non è una questione di gambe o di polmoni. Non davvero, almeno. E soprattutto non per un corridore dilettane, per quanto dotato di Mizuno. Correre è una questione di depistaggio. Non pensare al fatto che il tuo intestino va su e giù. Che i tuoi muscoli litigano coi tendini per l’impiccio di una sveglia antelucana. Che i tuoi polmoni sputano l’aria appena ce la butti dentro. Non pensarci. Lasciare che succeda. Zen? Certo. Oppure sonno. Io, che di zen capisco giusto la dizione, opto per il sonno. Per l’autoinganno di alzarmi con le gambe ma svegliarmi con la testa solo a metà percorso, quando ormai, volente o nolente, tornare a casa si deve.

Sembra niente, ma con un inganno così, si brucia abbastanza grasso da risparmiarsi il dietologo.

 

 

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