Orgoglio libro.

Oggi a Milano va di moda l’orgoglio. Anzi: il pride. Beh, io sono orgoglioso della bibliodiversità del mio paese. E credo valga per tutti quelli che erano qui.

Bookpride-a-Milano

Seconda edizione di Bookpride a Milano, dal primo al tre aprile, alla BASE di via Bergognone, in fondo a via Tortona. Conferenze. Gente. Libri. Quei libri che di solito non li vedi dal vivo. Quelli con le copertine strane, con la carta più pesante, con le storie aliene e insolite e diverse.

Nel corridoio centrale, mi fermo a legger titoli e chiacchierare dell’insegnare a scrivere.
Dopo un minuto, finisce che ci mettiamo a parlare dell’insegnare a leggere.
Finisco a una conferenza proprio su questo. Uno dei relatori, che di mestiere fa il libraio e l’editore, esce con Non si può fare un corso di lettura: tutti pensano di saper già leggere.

Beh, più o meno tutti pensano anche di saper scrivere. Almeno finché non gli si chiede di scrivere qualcosa di diverso da un post un tweet uno stato di FB.
Mi sa che allo stesso modo un sacco di persone pensano di leggere, ma solo finché non gli chiedi cosa leggono.

– Ho tutti i numeri di XXX della Bonelli! o

– Ho letto tutti i gialli di XXX o anche

– Leggo i romanzi Wuxia a puntate quando escono sul sito XXX. Non faccio altro!

Figo. E che ne pensi di Agotha Kristoff? Di Virginia Wolf? Di Carver? Di Gemmel? Di Rudy Rucker? Di Louis L’Amour? Di Gaiman? Di Pessoa? Di Pasolini? Di Jacovitti? Di Pratt? Di Vance? Di Goncarov? Di Wu-Ming (uno qualunque)? Di Pontiggia? Di Wallace? Di Cheever? Di Modenesi? Di Brizzi? Di Noventa? Di Bianciardi? Di Gipi? Di Ellis? Di Abnet? Di One e Murata? Di.

Nessuno conosce tutto. Nessuno ha letto tutto. Nessuno leggerà tutto.

Ma non è quello il punto. Il punto è avere un’idea di quanto grande sia, tutto.

Bookpride_2aprile2016

Un corso di lettura serve a questo. A farti capire che ci sono un sacco di sapori che non hai ancora provato. E il Bookpridea Milano, in un certo modo, serve alla stessa cosa.

Ci sono più cose in cielo e in terra di quante non ne dica la tua filosofia.

E per ciascuna c’è almeno un libro. Il punto è sapere che c’è, mica averlo letto. Sapere che qualcuno, da qualche parte, l’ha pubblicato. E che volendo, a cercarlo, lo potresti trovare. Almeno per vedere quanto grande, quanto vario, quanto colorato sia il tutto fuori dai miei fumettiautorispettacoli preferiti.

In attesa che inizino i corsi di lettura, meno male che ci sono le fiere della piccola editoria, insomma.

Bibliodiversità, in questo parlare e scrivere di proteine biodinamiche, cereali minori, chilometro zero, è la parola più salubre, salutare e necessaria che abbia sentito. Perché il pensiero è escatologico come la digestione, solo che trovare idee fresche è diventato pazzescamente più complicato che comprare un succo di frutta senza conservanti.

Io sono per il benessere del corpo, sia chiaro.
Ma al benessere della testa temo si pensi troppo poco, in proporzione.