Incastrati sulla Padana Superiore

No, non incastrati così, anche se sempre sulla Padana Superiore siamo. Anzi, anche. Ma non proprio.

trafficoPadanaSuperiore

C’erano questi palloncini, e mi sa che se non fossi stato fermo a pensare se mettere in folle o staccare il piede dal pedale non c’avrei fatto caso. Incastrati loro, incastrato pure io.

Colorati loro, grigio nebbia il resto, una gru.

Sono tanti, tutti insieme, quindi delle due l’una:

  • li ha persi il bambino più fortunato del mondo
  • li ha persi il venditore di palloncini più sfigato.

Magari invece è un misto delle due.

Bambino ricco. Torciglione pallido con la parrucca color sabbia, che sono tutti biondi biondicci o chiari i ricchi.

-Ne voglio dieci, papà.

-Ma cosa te ne fai, di dieci… ?

-Ne voglio

-…Che siamo anche in mezzo alla strada e…

-Dieci.

Pausa

-Ok. Tanto siamo in coda.

Sulla Padana Superiore siamo come caramelle Rossana

 

Scende. Paga. La Padana Superiore è ferma fuori e piena di movimento nei dentro, con tutti gli automobilisti che smanacciano i cellulari. Sembrano caramelle Rossana, le macchine, dure all’esterno e il dentro liquido.

Rientra in auto, il papà.

-Tè.

Gioietta, di quella lunga un niente dei capricci. Si muove il traffico. Provincia in fila più o meno odinata. Prima e seconda. Stop. I palloncini vittime incolpevoli dell’inerzia si schiantano sul muso piatto del bambino.

-Basta. Riportarli indietro. Mi danno fastidio.

-Ma non posso e poi

-Mi danno

-Li hai appena presi e

-Fastidio.

Pausa

Scende, il padre. Tanto sono dieci metri di asfalto, quelli che ha fatto la sua BMW, tra le panda e le citroen e la twingo. La mia twingo, più indietro di un tot. Apre la portiera, riprende i fili dei palloncini.
Cammina, lasciando la portiera aperta.

-Tenga. Mi ridà i soldi
Non lo chiede mica. Lo dice.

Il venditore potrebbe essere un farabutto. Immigrato clandestino. Delinquente terrorista pauroso. A volte sono così, a passarci di fianco in macchina. Ma questo volta no. Solo stanco del non vendere, asfissiato dagli scarichi, preoccupato della botta di fortuna avuta. Vendere dieci palloncini in un colpo. Faceva bene a preoccuparsi.

-Non posso ridarle

-Mi ridai

-I soldi
Lo dicono insieme. Il padre, che portato il figlio a scuola ha una giornata di appuntamenti, è nervoso. Il venditore, che venduti questi palloncini potrà fare colazione, è nervoso anche lui.

Tira e molla. I soldi, i palloncini, i fili.

Ripartono le macchine in coda, intanto. Dieci metri, ma come sempre, in fila, i prossimi dieci metri sono una questione di orgoglio, puntiglio e affidabilità, oltre che orari già sgarrati.

Clacson. La portiera aperta, il bambino chiama. Voce sgradevole.

-Tieniti i soldi. Tieniti i palloncini.

-No. Cioè sì. Ma no. Sì per i soldi. I palloncini no.

Pausa. Piena di clacson. Piena pure di vaffa, ma de dietro i vetri.

-Vabbé.

Il padre torna alla macchina. Chiude la portiera del figlio. Guai se scappasse fuori. Capacissimo, viziato com’è. Sale. Dito medio a quelli dietro, ma signorilmente, già dentro l’abitacolo, senza alzarlo troppo. Riparte. Prima. Seconda. Fermo di nuovo, dieci metri avanti.

E i palloncini?
Sulla-Padana-Superiore-palloncini

 

Eccoli. Qualcuno volato altrove, magari con il venditore, che alla fine così sfortunato non era. Qualche palloncino invece è rimasto lì. Incastrato sopra la Padana Superiore. Dove l’ho visto io, tra una prima una seconda e una folle.