Aereoporto di Linate

(di)Rotta per casa di Dio

Si potrebbe andare tutti quanti in gita a Linate.

Immagine da www.tio.ch

Oppure si potrebbe finire a Linate perché il pullman che doveva portarci in palestra è stato dirottato. La notizia è questa. Sono passati quattro mesi. Un pullman di ragazzini della provincia di Crema viene dirottato dal suo autista e portato a San Donato, in direzione Linate. I ragazzi sull’autobus e i loro professori usano i cellulari per avvertire i genitori e le Forze dell’Ordine. I Carabinieri bloccano il veicolo e fanno scendere il conducente. Lo arrestano e salvano tutti. Tranne il bus.

Piccola grande storia di eroismo vero, creatività e disobbedienza.
Ai ragazzi era stato vietato di usare il cellulare, quindi lo hanno usato. I Carabinieri, con buonsenso e decisione, si inventano di salvare la situazione molto meglio di Chuck Norris. Ovvero: senza ammazzare nessuno.

E proprio perché non è morto nessuno, proprio perché alla violenza disperata di un criminale le Forze dell’Ordine hanno risposto da italiani invece che da Delta-Force americana, mi torna in mente oggi questo episodio non certo fresco di cronaca. Ogni volta che si leggono di crimini violenti, crimini efferati e tragici, crimini per cui perdono la vita o restano gravemente feriti ragazze, bambini, uomini e donne dell’esercito, ci sentiamo in dovere di parlare di punizioni. Di castighi. Di pene. Va bene: è un modo per elaborare la paura. La paura di non vivere in un mondo sicuro, in cui tutti sono civili, educati, accettabili. Vogliamo nascondere la paura. Scacciarla. Negarla. Ma alla fine c’è. Ed è giusto che ci sia, perché questo è un mondo pericoloso. Lo è davvero. Lo è per gli adulti. Per i bambini. Per gli anziani. Lo è perché essere civili è difficile. Essere educati è molto difficile. Accettare gli altri è difficilissimo.

Tutta questa paura noi abbiamo la fortuna di poterla gestire da italiani. Ovvero da persone normali. Affabili. Di buon senso. Non dovremmo fare i tedeschi. O gli svizzeri. O gli americani. Ci sono i tedeschi, gli svizzeri e gli americani per quello. Ci sono i tedeschi che sono rigorosi nel rispetto delle regole. Gli svizzeri che agiscono sempre secondo logica e ragione. Gli americani che hanno lo stomaco la convinzione i mezzi di bombardarti il palazzo se guardi la categoria arabian su YouPorn, per sospette simpatie jihadiste. Noi non siamo così. Non lo siamo mai stati. Non potremmo esserlo e, soprattutto, non dovremmo diventarlo. Perché c’è un motivo se siamo italiani. Insegnare agli altri che le crisi si risolvono anche con creatività e civiltà. Con un sorriso. Con una sterzata o una deviazione dalle regole. Con tanta paura, un po’ di anarchia e una passata di ironia.

Non è una vergogna essere brave persone. Cioè persone che non bastonano. Che non fanno water-boarding. Che non fulminano sulla sedia elettrica. Non è inefficace esserlo. Non servono Capitani Coraggiosi, non servono le Guantanamo, non servono le pene severissime. Serve il buon senso, serve la creatività, serve essere brave persone. Ed essere brave persone fa tutta la differenza del mondo, quando si tratta di gestire i problemi. E di gestire la paura. Tutto qui.

O meglio: quasi tutto qui. Perché io alla fine con tutta questa filosofia da due soldi ci ho fatto una storia. Questa:
In più a Bruno tutti dicevano che era bravo, e questa cosa gli tendeva i nervi sulle tempie, che pure non sapeva ci fossero e in caso cosa facessero. Eppure Umberto se li sentiva tirare ogni volta che un adulto prendeva Bruno da parte e gli diceva bravo. Cosa vuol dire bravo? Bravo a fare cosa? Cosa aveva vinto per essere bravo? […]
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