Penna degli alpini

Alpini. A Milano c’è una lunga c’è una lunga penna nera.

Gli alpini a Milano. Chi se lo ricorda?

Immagini da corriere.milano.it

Cantavano che era un piacere. Girando per Porta Ticinese, Porta Genova, Navigli, Duomo, San Babila, ti capitava di incrociarne cinque o sei, indaffarati al cellulare per trovarsi con il resto del gruppo o di corsa per raggiungere un altro gruppetto. E appena si riconoscevano, facevano cerchio in piedi, con la mani dietro la schiena nella posa dell’umarel, e col petto in fuori cantavano. Cantavano. Cantavano.

Come alla maggior parte degli italiani, gli alpini mi piacciono. Molto. Rappresentano il meglio di quella cosa invece sgradevole e indesiderabile che è la guerra. Con gli alpini le cose funzionano, perché sono organizzati. Le cose funzionano, perché sono umani. Le cose funzionano, perché han voglia di farle funzionare.

W gli Alpini.

Qualche anno fa, per chissà quale concorso montanaro, con l’aiuto di un amico vecho scrivevo una cosa che è un po’ un racconto, un po’ un monologo, un po’ questo…
Mi alzano. Si fa così, nel plotone. Ti alzano. Quando non sei da solo, ti alzano gli altri. Tu sei arrivato da là, vero? Hai visto se c’è ancora il mio plotone? Hai sentito se cantano ancora?
Scarica e leggi sotto