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Meno male che c’è il welfare a Milano

Nato e cresciuto in Lombardia.
Figata.

Bandiera della Lombardia

Dopo un po’ di mesi riprendo a scrivere qui. Scusatemi, mi capita di fare così. A mia parziale discolpa (per aver ripreso, mica per non averlo fatto) voglio dirvi che non è per la quarantena forzata che lo sto facendo.

Tutti gli accidenti contro il non poter uscire di casa, contro il non poter andare al lavoro, contro il non poter fare gitarelle fuori porta mi toccano pochissimo. Odio le gite fuori porta, metadone del piacere del viaggio e scappatoia per chi non ama la sua vita, quindi al massimo non doverle fare è un bonus della situazione in cui ci troviamo.
Situazione che, in generale, sta modificando pochissimo il mio normale flusso di lavoro. Se scrivo, e se torno a scrivere, dipende dalla Nausea. Nulla di più, nulla di meno.

Come tutti i nativi e gli autoctoni, vedo e vivo le storie della mia Regione da un punto di vista molto personale e intimo.
Sentir parlare in questi strani giorni di COVID-19 della Sanità Lombarda, del Carattere Lombardo, del Dolore Lombardo mi produce una Nausea da rigetto, curabile solo con la drastica riduzione del flusso di informazioni e la conseguente disponibilità di ore.

Bene fanno i giornalisti a portare avanti il loro lavoro di documento e informazione: bravissimi. E bene fanno le persone a informarsi nel modo giusto, per formarsi delle opinioni e per poter trarre delle conseguenze, nell’immediato e, soprattutto, nei mesi a venire. Ottimo. Magnifico poi voler bene alla mia Regione, che se ne parla sempre con il disprezzo delle concessioni: Certo, ci sono molte opportunità, MA… Oppure Ti diverti all’happy hour MA… E anche Sì, ci sono persone serie, MA…

Insomma, il tipico disprezzo di chi non può dire quello che pensa davvero perché l’oggettività gli rema contro.

Beh, io penso che ogni tanto dobbiamo ricordare anche quello che è successo prima del Nuovo Coronavirus, però. O almeno: dobbiamo pensare a com’era la Lombardia, e come probabilmente rimarrà dopo questi tre mesi irreali.
Ovvero: com’è quando chi viene da fuori si sente legittimato a disprezzare un po’.
E chi ci vive da sempre ha il diritto a un po’ di Nausea.

Per questo ho scritto Uno Furbo.

Mi dice la signora Marisa Così tanto per un lavoretto di un’ora, signor Giovanni?, e io Son le tasse, signora Marisa. Ma se non vuole la fattura è meno.

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