Libri_riletti

La stagione delle riletture

A sedici anni, rileggerai quando sarai morto.

Italo Calvino

Sempre pensato che rileggere -così come riguardare film- fosse un perdita di tempo. Si vive una volta sola, e neppure per molto: c’è un milione di autori che vorrei leggere, e figuriamoci quanti sono quelli di cui neppure so di ignorarli. In più quelli che proprio adesso stanno completando il loro primo romanzo o lungometraggio. Hai voglia a recuperare dagli scaffali alti della libreria.
E poi a sedici anni si ha la fregola del menù: bisogna assaggiare tutto quello che c’è sulla carta, e le librerie di Milano hanno elenchi molto lunghi.

Poi mi capita di leggere, per la prima volta, un romanzo minore di Calvino, qui sopra in foto. La giornata d’uno scrutatore. Me lo trovo sulla scrivania grazie al libraio, anzi grazie al suo efficace marketing librario: letteralmente, mi mancava un libro per ricevere un consistente sconto (sì, superiore al costo di questo volume), e tra quelli disponibili questo era l’unico di un autore che mi interessasse davvero.

Ne La giornata d’uno scrutatore la trama ha poco a che fare con i libri. Ma è questa la cosa pazzesca dei buoni romanzi: che sono eccedenti, ovvero che ci si trova sempre più di quanto ci si aspetta. Nel mio caso, il protagonista, in un momento di pausa dal seggio in cui, appunto, fa lo scrutatore, va a casa per pranzo e si accosta alla propria libreria. I volumi sono relativamente pochi, e il mio “senso di lettore” mi avverte che questo non dovrebbe essere un buon segno, in un libro. Invece le considerazioni di Calvino vanno nella direzione opposta: quando si è giovani si cercano molti libri e molte donne, ma poi si finisce per approfondirne un numero limitato, a cui affezionarsi.  Boom.

Così mi convinco a riprendere in mano le storie che, in effetti, ricordo più per la sensazione che mi hanno lasciato che per le righe con cui sono scritte. Agota Kristof, Sartre, lo stesso Calvino.
Al di là dei vuoti della mia logorata memoria, mi accorgo quasi subito che IO non ho mai letto questi volumi. Chi è questo Klaus? Cosa fa qui questa Ottilia? Che razza di amore è quello di Roquetin?

Ho l’abitudine di gonfiare il mio curriculum di lettore e di spettatore: mi scappa a volte, credo per non deludere il mio interlocutore del momento, un Certo l’ho letto o un Sì, l’ho visto anche su autori che a malapena saprei ripetere. Ma non è questo il caso. Ricordo benissimo il momento in cui ho letto per la prima volta ciascuno dei libri che ho ripreso, e l’impatto che hanno avuto sulla mia decisione di fare il mestiere che faccio. Il punto è che il ragazzino sedicenne che li leggeva stava decidendo il suo futuro, o almeno pensava di farlo. Questo signore con la barba che sono adesso, invece, si trova a dover fare i conti con il futuro di quel ragazzino là. Ed è così che entro in sintonia con situazioni diverse, che rimango estasiato da frasi che probabilmente avevo quasi saltato al primo giro, che mi riconosco qualche pagina dopo a quelle già sottolineate. Mi rendo conto, insomma, che la rilettura è solo di facciata, visto che il soggetto non è lo stesso, questa volta.

Non è cambiato il libro, è cambiata la stagione. Ora è la stagione delle riletture, che i fogli cadono un po’ ingialliti dalle mensole più alte e si sente il profumo del vino buono da bere tra un capitolo e l’altro. Che i personaggi non invecchiano, ma i lettori sì.